Dalle alpi alle ande

Visita bene lario

Gentile al par d’un oasi / a mezza Val Menaggio / il passeggero estatico / ammira un bel villaggio
(Bene Lario 1873)

La targa della via che accoglie il visitatore all’ingresso del paese è anche una chiave di lettura del suo tessuto sociale: via Emigrati in Cile. Sullo sfondo le Prealpi, per la precisione il Monte Galbiga. Una storia da romanzo lega questo paesino tra lago e monti, Bene Lario, allo Stato più lungo del Sud America (e del mondo). Il titolo viene da sé: dalle Prealpi alle Ande.

L’emigrazione da qui è partita proprio ai tempi di Edmondo De Amicis, autore del celebre racconto “Dagli Appennini alle Ande” contenuto nel romanzo “Cuore” (1886), dalla seconda metà dell’Ottocento al primo Novecento, ed è stata di proporzioni enormi. Una storia a tratti drammatica – come testimoniano, nel piccolo cimitero del paese da leggere come un’antologia di Spoon River scritta sulla pietra, le tombe di alcuni emigrati rimpatriati da morti in giovane età – ma che, forse proprio per questo, ha lasciato segni e legami indelebili. Ancora oggi, a fronte di 265 iscritti alle liste elettorali residenti, altri 195 mantengono il diritto al voto dal Cile. Le stime più accreditate, inevitabilmente approssimative, dicono che sono più di dieci volte tanti i discendenti dei balòch (come sono detti gli abitanti di Bene Lario) nella terra di Neruda. Seguire le loro tracce, camminando a 15mila chilometri di distanza dal Cile in un paesino di pietra circondato dal verde, è un’esperienza appassionante. Purtroppo, il più documentato conoscitore di questa storia, dal 2008 riposa a sua volta sotto l’amato Galbiga: Fermo Buzzi, già messo comunale, ma anche spallone per necessità. Sì, perché in questo paese dal grande fascino, ma dove la terra è dura e il sole batte poche ore al giorno, bisognava fare sacrifici e correre rischi per sbarcare il lunario. Buzzi rendeva bene l’idea di quanto fosse difficile la vita degli emigranti, raccontando una leggenda. Su un bastimento diretto in Sud America si ritrovarono un giorno tre persone di Bene Lario – un giovane, una donna e un vecchio- stremate dalla fame, perché dopo un mese di navigazione ancora non si vedeva terra. Decisero di sacrificare uno di loro, per permettere agli altri di approdare al “nuovo mondo”, e tirarono a sorte con il gioco dei tre bastoncini. Il più corto toccò al ragazzo: per sua fortuna, fu avvistato il porto prima che finisse in pentola, ma per lo spavento rimase muto tutta la vita.

Alla fine dell’Ottocento ci volevano davvero 30-40 giorni per giungere in Sud America e quasi tutte le navi si fermavano in Argentina, ché ancora si vedono quelle arenate nello stretto di Magellano . Meno pericoloso proseguire a piedi, scavalcando le Ande. Altra impresa titanica, fino a quando nel 1910 non fu inaugurata la ferrovia transandina, da Buenos Aires a Valparaiso: migliaia di italiani lavorarono per costruirla diretti dal connazionale Edwin Cerio, che 40 anni dopo si sarebbe sdebitato nei confronti dei cileni ospitando nella sua villa di Capri il loro più grande poeta.

I balòch formarono una comunità a Copiapò, vicino al deserto di Atacama, ancora “viva” a tanti anni di distanza: quando, nel 2010, 33 minatori rimasero intrappolati in una miniera a 700 metri di profondità, il comandante dei vigili del fuoco che riuscì a salvarli, si chiamava Enrique Bordoli, nonna di Bene Lario e nonno di Mezzegra. E fu invitato sul lago dalla Famiglia Comasca assieme al sindaco, Maglio Cicardini, originario di Cardano (frazione di Grandola ed Uniti). L’altra caratteristica degli emigranti balòch è che non si ricordano del paese di origine solo per le elezioni: lungo il percorso che vi suggeriamo incontrerete, nell’ordine, il cimitero, il municipio (già asilo) e il ponte sul torrente Civagno, ampliati o costruiti con contributi da oltreoceano. E anche la via Emigrati in Cile è stata loro dedicata, come racconta il sindaco in carica Mario Abele Fumagalli, perché hanno concesso al Comune i terreni per realizzarla. L’acqua, e una seconda leggenda che raccontava Buzzi, lega gli altri punti di interesse: il lavatoio moderno di via Del Torchio con quello antico del Lembra sulla pedonale per il lago di Piano. Il secondo è alimentato da una sorgente tiepida, perciò l’Aibella preferiva recarsi lì a lavare i panni la mattina presto. Ma una volta incontrò un fantasma al lavatoio, spaventata scappò verso casa e morì di crepacuore sulla soglia, dove il vestito si era impigliato in un chiodo, che aspettava il ritorno del marito per essere aggiustato. Anche lui migrante per necessità.

segui la traccia degli emigranti

Puoi scaricare la traccia gpx di questo itinerario, che segue le tracce lasciate dagli emigranti a Bene Lario e arrivare fino alla riserva del Lago di Piano, passando per la via degli antichi mulini e il leggendario lavatoio del Lembra

 

1 - Chiesa dei santi Vito e Modesto

La chiesa parrocchiale in origine era la Chiesa della Santissima Trinità in località “La Santa”, in seguito nel 1500 fu eretta quella dei Santi Vito e Modesto in paese.
Quella della Santissima Trinità è la più antica e non si conoscono le origini; è ad un unica navata con attigua Sacrestia e soprastante stanza e servizi igienici, fuori dal portone principale un portico ad arcate sostenuto da pilastri e colonne.
Si dice che nel 1500 in questa Chiesa venissero portati i malati di peste e che gli stessi venissero accuditi da un eremita raffigurato su un affresco murale all’interno della Chiesa ai piedi di una Croce con lo Spirito Santo in preghiera.
Sulle pareti altri affreschi e quadri di pittori ignoti deteriorati dall’umidità, l’unico in buono stato è quello dietro l’altare raffigurante la Santissima Trinità opera del pittore locale Tortelli Zeffirino risalente a gli anni sessanta.
Questa Chiesa venne mitragliata da aerei nemici nell’anno 1945 e tutt’ora presenta ancora i segni delle pallottole sulle facciate.
Attualmente si celebrano annualmente solo due feste: il giorno dell’Angelo e per San Rocco in agosto, per il resto rimane chiusa e per visitarla occorre contattare il Parroco.
Anche la chiesa Parrocchiale dei Santi Vito e Modesto è ad un’unica navata, a levante la Sacrestia e sul lato destro quella della Confraternità.
L’Altare Maggiore del 1700 è in stile barocco di legno dorato, dietro un grande quadro rappresentate la Santissima Trinità attorniata da molti altri personaggi del XVI secolo attribuito al Ferraboschi Vall’Intelvese. Ai lati dell’Altare altri due grandi quadri, uno raffigurante la Madonna Assunta e uno il Sacro Cuore, ambedue dipinti dal pittore locale Tortelli Zeffirino alla fine degli anni cinquanta.
Altri quadri nella navata e nella Sacrestia della Confraternità del XVI e XVII secolo di pittori ignoti, alcuni di questi quadri compreso quello dietro l’Altare Maggiore provengono dalla Chiesetta della Santissima Trinità, portati nella Chiesa Parrocchiale per sottrarli a furti e al deterioramento per l’umidità. Nell’Altare sinistro della navata una statua lignea dorata della Madonna, affreschi vari e una scagliola dei maestri Vall’Intelvesi. Nell’Altare di destra invece,un Cristo deposto ligeo del XVI secolo portato a Bene Lario da Bormio da un locale che lo mise in posa in una nicchia sulla facciata della sua casa, in seguito negli anni ottanta dopo diverse vicessitudini fu trasferito nella Chiesa Parrocchiale. Sul lato sinistro della navata vicino l’entrata principale la fonte battesimale e sopra la detta entrata un organo ancora funzionante in buono stato.
Vicino la Parrocchiale un ex Oratorio di preghiera della Confraternità ora adibito a punto di riunione di Associazioni, mentre tra la Parrocchiale e l’ex Oratorio una grotta di Lourdes costruita con grosse pietre negli anni trenta, sopra in una nicchia la statua della Madonna e sotto inginocchiata quella di Bernadette.
Un tempo le Parrocchie erano due quella dei Santi Vito e Modesto a Bene Lario e quella di San Gottardo a Grona, poi per carenza di Parroci negli anni 1980 sono state fuse assieme e così è nata Parrocchia unica con la denominazione dei Santi Vito e Gottardo con sede in Bene Lario.

2 - Cimitero dove sono sepolti alcuni emigranti

Ampliato grazie al contributo degli emigrati in Cile, il cimitero di Bene Lario permette di ricostuire in parte la storia di alcuni di loro, riportati in paese per l’ultimo viaggio terreno (o , in qualche caso, presenti solo con il nome e i dati anagrafici essenziali sulle lapidi dei sepolcri di famiglia). Su una tomba, a conferma del forte legame con il Cile, è posta una preghiera alla madonna di Santiago (grande statua della Vergine situata sulla cima del cerro San Cristobal, molto venerata dai cileni, come attestato i numerosissimi ex voto posti ai suoi piedi).  

3 - Via Emigrati in Cile

Si imbocca all’ingresso del paese e passa alle spalle del centro abitato. Realizzata all’inizio del Terzo Millennio, è stata intitolata agli Emigrati in Cile, perché sono stati proprio alcuni di loro a cedere il terreno per poterla costruire.

4 - Municipio

Il palazzo che ospita il municipio di Bene Lario in percedenza, come riporta una targa affissa sulla facciata, era l’asilo, ampliato con i contributi inviati dai paesani emigranti in Cile. Nella sala consiliare vi sono alcuni cimeli legati alla grande emigrazione, tra i quali spicca il ritratto di Pietro Maldini, che per primo si trasferì dall’altra parte del mondo nel 1843. Fino al 1927 il Comune di Bene Lario comprendeva anche Grona, quindi fu unito, per volere del fascismo, a quello vicino di Grandola ed Uniti e tornò autonomo nel 1950 (ma senza Grona, che resta però fortemente legata a Bene Lario dalla comune storia di emigrazione).  

5 - Lavatoio di via del Torchio

Il lavatoio è stato costruito nel 1960 a seguito della demolizione del vecchio lavatoio di piazza Fontana (Funtana vegia) per la costruzione di un posteggio. Alcuni elementi sono stati recuperati e, nel 2001, si è proceduto alla completa ristrutturazione- realizzazione di arcate in pietra a vista e rimozione del tetto in latero-cemento, con ricostruzione in legno a vista, capriate in larice e copertura in piode- ripristinanso “…la vecchia tipologia dell’edificio affinchè lo stesso venga considerato come un pezzo di storia per un paese molto legato alle tradizioni. Infatti si può tranquillamente scorgere qualche donnina che con il carico dei panni si reca al lavatoio nonostante in casa vi sia l’acqua corrente. E proprio per queste usanze che il lavatoio deve essere una meta di ricordi”. ( da realazione geom. Pietro Immordino, progetto ristrutturazione sindaco Flavio Trivelli 15.5.2001). La vasca ha dimensioni interne di m.5,87 per m.1,24 suddivisa con una semivasca di risciacquo di m.2,86. I piani di appoggio sono in pietra calcarea locale.

(Tratto da il libro “Lavatoi- Architetture e tipologie dei lavatoi di Como e delle Prealpi Lariani” di Gabriele Pagani . Edito da Edlin-Milano)

6 - Lavatoio del Lembra e antichi mulini

Situato nei boschi a circa 700 metri dal paese, il lavatoio è stato costruito nei pressi della Fonte del “Lembra” ed è alimentato quindi dalla stessa acqua di sorgente che muoveva i vicini mulini oggi non più funzionanti. Restaurato nel 2001 ad opere del Comune di Bene Lario, è in perfetto stato di conservazione. Le donne di Bene Lario lo prediligevano per lavarvi i panni, seppure fosse fuori dal centro abitato, poiché la sua collocazioneato d’estate garantiva un ambiente fresco e ventilato mentre in inverno l’acqua non risultava mai essere troppo fredda (l’acqua di sorgente non scende mai sotto gli 8 gradi centigradi).

7 - Lago di Piano

Il lago di Piano è un piccolo e suggestivo bacino lacustre di 0,72 chilometri quadrati, per una profondità massima di 13 metri, situato tra Bene Lario e Porlezza, all’inetrno di un contesto naturalistico di pregio, sotto il profilo paesaggistico, botanico e faunistico, tutelato dalla Riserva Naturale Lago di Piano (per saperne di più: http://www.riservalagodipiano.eu)

8 - Punto informazioni Geosito di Bene Lario

Il Geosito del torrente Civagno rappresenta un importane patrimonio naturalistico e culturale per l’intero territorio lariano. Risalire il corso del torrente Civagno, da valle a monte, equivale ad affrontare una lezione sulla storia di questi luoghi, tra geologia, paleontologia e geomorfologia. Il torrente Civagno nel corso della sua storia evolutiva ha eroso le rocce sedimentarie circostanti, iniziatesi a formare nel Triassico superiore (circa 220 milioni di anni fa), che ora affiorano mostrando i loro strati e il relativo contenuto di fossili, in una sorta di carotaggio di oltre 30 milioni di anni. Per ulteriori informazioni: https://www.geositocivagno.com/

9 - Ponte sul torrente Civagno

Fatto erigere nel 1914 dagli emigrati in Cile e dedicato a Pietro Maldini “iniziatore del sodalizio” transoceanico. Maldini è cognome tra i più diffusi a Bene Lario. Sembra che anticamente l’abitato,  posto 500 metri più a monete rispetto alla collocazione attuale, si chiamsse Maldino – toponimo ibero-ligure composto dagli etimi “mal” (monte) e “duno” (villaggio) – e che sia stato abbandonato a causa dei continui smottamenti del terreno. “Bene” invece è un toponimo di origine indoeuropea e pare sia stato scelto dagli abitanti come nome beneaugurale perché fosse di buon auspicio per il nuovo paese.

segui la traccia degli emigranti

Puoi scaricare la traccia gpx di questo itinerario, che segue le tracce lasciate dagli emigranti a Bene Lario e arrivare fino alla riserva del Lago di Piano, passando per la via degli antichi mulini e il leggendario lavatoio del Lembra

 

1 - Chiesa dei santi Vito e Modesto

La chiesa parrocchiale in origine era la Chiesa della Santissima Trinità in località “La Santa”, in seguito nel 1500 fu eretta quella dei Santi Vito e Modesto in paese.
Quella della Santissima Trinità è la più antica e non si conoscono le origini; è ad un unica navata con attigua Sacrestia e soprastante stanza e servizi igienici, fuori dal portone principale un portico ad arcate sostenuto da pilastri e colonne.
Si dice che nel 1500 in questa Chiesa venissero portati i malati di peste e che gli stessi venissero accuditi da un eremita raffigurato su un affresco murale all’interno della Chiesa ai piedi di una Croce con lo Spirito Santo in preghiera.
Sulle pareti altri affreschi e quadri di pittori ignoti deteriorati dall’umidità, l’unico in buono stato è quello dietro l’altare raffigurante la Santissima Trinità opera del pittore locale Tortelli Zeffirino risalente a gli anni sessanta.
Questa Chiesa venne mitragliata da aerei nemici nell’anno 1945 e tutt’ora presenta ancora i segni delle pallottole sulle facciate.
Attualmente si celebrano annualmente solo due feste: il giorno dell’Angelo e per San Rocco in agosto, per il resto rimane chiusa e per visitarla occorre contattare il Parroco.
Anche la chiesa Parrocchiale dei Santi Vito e Modesto è ad un’unica navata, a levante la Sacrestia e sul lato destro quella della Confraternità.
L’Altare Maggiore del 1700 è in stile barocco di legno dorato, dietro un grande quadro rappresentate la Santissima Trinità attorniata da molti altri personaggi del XVI secolo attribuito al Ferraboschi Vall’Intelvese. Ai lati dell’Altare altri due grandi quadri, uno raffigurante la Madonna Assunta e uno il Sacro Cuore, ambedue dipinti dal pittore locale Tortelli Zeffirino alla fine degli anni cinquanta.
Altri quadri nella navata e nella Sacrestia della Confraternità del XVI e XVII secolo di pittori ignoti, alcuni di questi quadri compreso quello dietro l’Altare Maggiore provengono dalla Chiesetta della Santissima Trinità, portati nella Chiesa Parrocchiale per sottrarli a furti e al deterioramento per l’umidità. Nell’Altare sinistro della navata una statua lignea dorata della Madonna, affreschi vari e una scagliola dei maestri Vall’Intelvesi. Nell’Altare di destra invece,un Cristo deposto ligeo del XVI secolo portato a Bene Lario da Bormio da un locale che lo mise in posa in una nicchia sulla facciata della sua casa, in seguito negli anni ottanta dopo diverse vicessitudini fu trasferito nella Chiesa Parrocchiale. Sul lato sinistro della navata vicino l’entrata principale la fonte battesimale e sopra la detta entrata un organo ancora funzionante in buono stato.
Vicino la Parrocchiale un ex Oratorio di preghiera della Confraternità ora adibito a punto di riunione di Associazioni, mentre tra la Parrocchiale e l’ex Oratorio una grotta di Lourdes costruita con grosse pietre negli anni trenta, sopra in una nicchia la statua della Madonna e sotto inginocchiata quella di Bernadette.
Un tempo le Parrocchie erano due quella dei Santi Vito e Modesto a Bene Lario e quella di San Gottardo a Grona, poi per carenza di Parroci negli anni 1980 sono state fuse assieme e così è nata Parrocchia unica con la denominazione dei Santi Vito e Gottardo con sede in Bene Lario.

2 - Cimitero dove sono sepolti alcuni emigranti

Ampliato grazie al contributo degli emigrati in Cile, il cimitero di Bene Lario permette di ricostuire in parte la storia di alcuni di loro, riportati in paese per l’ultimo viaggio terreno (o , in qualche caso, presenti solo con il nome e i dati anagrafici essenziali sulle lapidi dei sepolcri di famiglia). Su una tomba, a conferma del forte legame con il Cile, è posta una preghiera alla madonna di Santiago (grande statua della Vergine situata sulla cima del cerro San Cristobal, molto venerata dai cileni, come attestato i numerosissimi ex voto posti ai suoi piedi).  

3 - Via Emigrati in Cile

Si imbocca all’ingresso del paese e passa alle spalle del centro abitato. Realizzata all’inizio del Terzo Millennio, è stata intitolata agli Emigrati in Cile, perché sono stati proprio alcuni di loro a cedere il terreno per poterla costruire.

4 - Municipio

Il palazzo che ospita il municipio di Bene Lario in percedenza, come riporta una targa affissa sulla facciata, era l’asilo, ampliato con i contributi inviati dai paesani emigranti in Cile. Nella sala consiliare vi sono alcuni cimeli legati alla grande emigrazione, tra i quali spicca il ritratto di Pietro Maldini, che per primo si trasferì dall’altra parte del mondo nel 1843. Fino al 1927 il Comune di Bene Lario comprendeva anche Grona, quindi fu unito, per volere del fascismo, a quello vicino di Grandola ed Uniti e tornò autonomo nel 1950 (ma senza Grona, che resta però fortemente legata a Bene Lario dalla comune storia di emigrazione).  

5 - Lavatoio di via del Torchio

Il lavatoio è stato costruito nel 1960 a seguito della demolizione del vecchio lavatoio di piazza Fontana (Funtana vegia) per la costruzione di un posteggio. Alcuni elementi sono stati recuperati e, nel 2001, si è proceduto alla completa ristrutturazione- realizzazione di arcate in pietra a vista e rimozione del tetto in latero-cemento, con ricostruzione in legno a vista, capriate in larice e copertura in piode- ripristinanso “…la vecchia tipologia dell’edificio affinchè lo stesso venga considerato come un pezzo di storia per un paese molto legato alle tradizioni. Infatti si può tranquillamente scorgere qualche donnina che con il carico dei panni si reca al lavatoio nonostante in casa vi sia l’acqua corrente. E proprio per queste usanze che il lavatoio deve essere una meta di ricordi”. ( da realazione geom. Pietro Immordino, progetto ristrutturazione sindaco Flavio Trivelli 15.5.2001). La vasca ha dimensioni interne di m.5,87 per m.1,24 suddivisa con una semivasca di risciacquo di m.2,86. I piani di appoggio sono in pietra calcarea locale.

(Tratto da il libro “Lavatoi- Architetture e tipologie dei lavatoi di Como e delle Prealpi Lariani” di Gabriele Pagani . Edito da Edlin-Milano)

6 - Lavatoio del Lembra e antichi mulini

Situato nei boschi a circa 700 metri dal paese, il lavatoio è stato costruito nei pressi della Fonte del “Lembra” ed è alimentato quindi dalla stessa acqua di sorgente che muoveva i vicini mulini oggi non più funzionanti. Restaurato nel 2001 ad opere del Comune di Bene Lario, è in perfetto stato di conservazione. Le donne di Bene Lario lo prediligevano per lavarvi i panni, seppure fosse fuori dal centro abitato, poiché la sua collocazioneato d’estate garantiva un ambiente fresco e ventilato mentre in inverno l’acqua non risultava mai essere troppo fredda (l’acqua di sorgente non scende mai sotto gli 8 gradi centigradi).

7 - Lago di Piano

Il lago di Piano è un piccolo e suggestivo bacino lacustre di 0,72 chilometri quadrati, per una profondità massima di 13 metri, situato tra Bene Lario e Porlezza, all’inetrno di un contesto naturalistico di pregio, sotto il profilo paesaggistico, botanico e faunistico, tutelato dalla Riserva Naturale Lago di Piano (per saperne di più: http://www.riservalagodipiano.eu)

8 - Punto informazioni Geosito di Bene Lario

Il Geosito del torrente Civagno rappresenta un importane patrimonio naturalistico e culturale per l’intero territorio lariano. Risalire il corso del torrente Civagno, da valle a monte, equivale ad affrontare una lezione sulla storia di questi luoghi, tra geologia, paleontologia e geomorfologia. Il torrente Civagno nel corso della sua storia evolutiva ha eroso le rocce sedimentarie circostanti, iniziatesi a formare nel Triassico superiore (circa 220 milioni di anni fa), che ora affiorano mostrando i loro strati e il relativo contenuto di fossili, in una sorta di carotaggio di oltre 30 milioni di anni. Per ulteriori informazioni: https://www.geositocivagno.com/

9 - Ponte sul torrente Civagno

Fatto erigere nel 1914 dagli emigrati in Cile e dedicato a Pietro Maldini “iniziatore del sodalizio” transoceanico. Maldini è cognome tra i più diffusi a Bene Lario. Sembra che anticamente l’abitato,  posto 500 metri più a monete rispetto alla collocazione attuale, si chiamsse Maldino – toponimo ibero-ligure composto dagli etimi “mal” (monte) e “duno” (villaggio) – e che sia stato abbandonato a causa dei continui smottamenti del terreno. “Bene” invece è un toponimo di origine indoeuropea e pare sia stato scelto dagli abitanti come nome beneaugurale perché fosse di buon auspicio per il nuovo paese.